sabato 14 maggio 2011

LA CHIAVE DI SARAH - TATIANA DE ROSNAY

16 luglio 1942. Nello stadio del Vélodrome d’Hiver a Parigi furono rinchiuse dalla polizia francese migliaia di famiglie ebree, vittime dei rastrellamenti notturni ordinati dai nazisti. Oltre 4000 furono i bambini imprigionati. Rimasero ammassati lì per giorni, senza cibo, senza acqua, in attesa di essere deportati nei campi vicino a Parigi; molti finirono ad Auschwitz. Sarah Starzynski aveva 10 anni quando i poliziotti francesi, improvvisamente trasformati in nemici, irruppero nel suo appartamento nel Marais, portandola via insieme ai genitori, giusto il tempo di vestirsi. E di nascondere il fratellino di 3 anni, Michel, dentro l’armadio segreto, sicura di rientrare subito a casa, liberarlo dal nascondiglio, e riprendere la vita di sempre. Così, con la chiave dell’armadio in tasca, Sarah si mise in fila, insieme a tutti gli altri, sotto gli sguardi indifferenti dei vicini di casa. La storia di Sarah prese quella notte un strada molto diversa, fatta di paura, atrocità, ma anche generosità e conforto. E segnata da una promessa che Sarah non fu in grado di mantenere e con cui dovette continuare a convivere, confrontandosi con il dolore e con il senso di colpa. Sessant’anni dopo, una giornalista americana residente a Parigi, Julia Jarmond, ha l’incarico di preparare un reportage sui fatti dell’estate 1942. Attraverso le sue indagini e le interviste ai sopravvissuti, Julia scopre un legame inatteso e profondo con la piccola Sarah, che la porterà a ripercorrerne a ritroso il cammino, per riallacciare le fila del ricordo, del perdono e della pace. Un romanzo intenso e commovente, una storia raccontata, per la prima metà del romanzo, a due voci, quella del passato e quella del presente, in cui il racconto di Sarah e quello di Julia si alternano, per poi incontrarsi, intrecciarsi e procedere insieme. Ambientato tra Parigi e New York, il romanzo è il racconto di un segreto, sconvolgente e appassionante, che coinvolge più famiglie attraverso sessant’anni di storia. La chiave di Sarah appartiene a quel genere di romanzi che ti incatenano con la potenza della loro storia, nonostante alcune prevedibilità del racconto, e una seconda parte che perde un poco di forza e d’intensità, con qualche concessione di troppo alle vicende amorose di Julia. Su tutto, però, il romanzo ha il pregio di raccontare con passione ed efficacia una pagina di storia vergognosa e sconosciuta ai più, che è una pagina di atrocità ma anche di indifferenza, sulla quale riflettere, perché il valore di ogni storia, e di ogni piccola Sarah, è semplice, e universale, come le parole ebraiche che si stampano nel cuore di chi legge: Zakhor. Al Tichkah. Ricorda. Non dimenticare mai.

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