giovedì 20 ottobre 2011

“La Via del Trebbio” di Lucernesi e Bertocci


“La via del Trebbio”, scritta a quattro mani da due biturgensi doc Alvaro Lucernesi e Andrea Bertocci, è ispirato alla vicenda personale di Alvaro Lucernesi, la cui famiglia nascose e aiutò alcuni ebrei provenienti da Trieste.

Il libro ripercorre le esperienze legate all’ultimo periodo della seconda guerra mondiale attraverso le pagine del suo taccuino e la descrizione degli eventi visti dagli occhi di un ragazzo di sedici anni, assistente del giovane Don Duilio Mengozzi, parroco del Trebbio. Pagine eroiche che si intrecciano con le vicende personali di personaggi famosi, come il critico letterario Attilio Momigliano, nascosto con la moglie nel reparto malattie infettive dell’Ospedale di Sansepolcro, dove compose il commento alla “Gerusalemme liberata” del Tasso, o come la triestina Emma Goldschmied Varadi, spacciata per la madre di Don Mengozzi e ospitata nella sua canonica nella parrocchia di campagna del Trebbio.

Proprio da questa località, posta ad alcune centinaia di metri dal fiume Tevere, transitò un grande numero di fuggitivi nel tentativo di raggiungere le linee inglesi sulla riva opposta del fiume. Su questo scenario si stagliano note figure locali, come il vescovo Pompeo Ghezzi e il dottor Carlo Vigo, ma anche dei fratelli Buitoni che, titolari del noto pastificio, assunsero e sostennero il medico ebreo Marino Finzi, contravvenendo alle disposizioni in materia di leggi razziali. “Ma i fatti di Sansepolcro non corrisposero a comportamenti isolati – ricorda Bertocci -. Con la regia delle autorità ecclesiastiche e l’assistenza di sacerdoti e suore, molti ebrei in fuga dalle città poterono sottrarsi alle deportazioni trovando rifugio nei conventi o presso famiglie di parrocchiani”. Con le note esplicative, le illustrazioni e le foto originali dell’epoca, il libro si conclude con una panoramica delle tante storie di ebrei nascosti nel borgo di Anghiari (dove furono accolte numerose famiglie) e di Città di Castello.

“L’idea è quella di organizzare a breve una presentazione ufficiale del volume, abbinata ad una cena con cucina ebraica – dice Bertocci -. Si tratta di una storia avvincente divisa a metà tra l’esperienza di un ragazzo, quasi un racconto alla Mark Twain, ed una serie di vicende, anche drammatiche, che per le nostre zone rappresentano quasi delle novità, in quanto poco conosciute e ignorate del tutto”.


foto della famiglia triestina dei Varadi (Massimo, Myra e la figlia Nidia)

con Alvaro Lucernesi e don Duilio Mengozzi nel 1948 davanti al vecchio Ospedale Civile di Sansepolcro

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